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6. La tua ricerca tecnica – dai materiali ai supporti fino alla postura rigidamente orizzontale o verticale – appare strettamente subordinata al concetto: quanto la tecnica è mezzo e quanto diventa contenuto?
La tecnica è un mezzo per riuscire a portare lo spettatore a comprendere un preciso momento; dopo aver fatto perdere a quell’istante oggettività, materia e tempo. Il contenuto è costruito grazie al percorso di elaborazione del momento che sviluppa lo spettatore.
1. Alessandro, il blinking viene da te assunto come dispositivo percettivo e concettuale: in che modo questo gesto fisiologico si trasforma in un paradigma linguistico all’interno della tua pratica pittorica?
Il blinking come movimento fisiologico è di norma ripetitivo ed involontario ma può anche essere assunto come segnale non verbale di emozioni, pensieri e attenzione. La trasformazione in un paradigma linguistico avviene attraverso la coscienza del movimento stesso che lo trasforma in un’azione intenzionale e ricercata. La volontarietà viene traslata in pratica pittorica, come movimento, ripetitiva e cosciente.
7. L’uso dell’acrilico ad alta coprenza e della “pressione” come gesto pittorico genera una particolare qualità del segno: come definiresti la relazione tra gesto, materia e tempo nelle tue opere?
Mi piace molto l’idea di riuscire ad imprimere la possibilità di far provare le sensazioni legate ad un periodo definito solo nel mio tempo e spazio attraverso la particolare relazione che creo tra gesto e materia. L’idea alla base della “pressione” come gesto pittorico è far rivivere qualcosa di personale, condividere un momento qualunque che però ha significato qualcosa.
2. Nel tuo lavoro l’astrazione non è una riduzione formale, ma un effetto temporale e percettivo: come si colloca questa posizione rispetto alla tradizione dell’astrazione storica?
Ho sempre guardato con interesse ed ammirazione alla tradizione dell’astrazione pittorica trovando stimoli e possibilità nell’espressionismo astratto con particolare dedica all’action painting. La mia vuole essere una personale rivisitazione dell’astrazione gestuale non più come atto inconscio ma basato su un momento percettivo trasformato in memoria del momento.
La “action painting” non mostrava né esprimeva una realtà oggettiva o soggettiva, nel mio caso invece provo a definirle sinergicamente.
8. L’impiego di strumenti “di fortuna” introduce elementi di casualità: questa componente va intesa come apertura al contingente o come strategia compositiva?
Più che come strategia, gli strumenti di fortuna sono legati alla casualità dei soggetti e delle circostanze, così come le sensazioni inaspettate che si provano, decido di voler rivivere e far rivivere allo spettatore quella particolare situazione scelta per le emozioni a me trasmesse.
3. Il momento immediatamente successivo al battito delle palpebre diventa uno spazio di ridefinizione dell’immagine: potremmo leggerlo come una soglia tra visione e memoria?
Visione e memoria sono indissolubilmente legate, lo stesso legame che tento di creare tra oggettivo e soggettivo in un paradigma pittorico basato su un gesto (per non ripetere movimento) ripetitivo che ricalca il movimento fisiologico inconscio.
9. La nozione di “coerente confusione” suggerisce una struttura interna all’apparente disordine: esiste una grammatica visiva del blinking nei tuoi lavori?
La grammatica visiva sta nella struttura che creo; regole ci sono necessariamente perché altrimenti risulterebbe predominante solo la confusione. La ripetizione del gesto e lo schema indispensabile che gli si deve dare, l’uso dei colori e la necessità di dipingere su un piano orizzontale sono tutte esigenze riconducibili alla struttura da creare perché ci sia ordine. Per portare lo spettatore a provare una sensazione però è necessario stimolarlo attraverso una confusione che segue precise regole.
4. Parli di un processo “soggettivo ma legato all’oggettività del momento scelto”: come si articola questa tensione tra dato reale e rielaborazione percettiva?
C’è qualcosa di solo mio intimo e personale nel momento scelto ma al tempo stesso rappresenta qualcosa visibile da tutti nello stesso modo. L’obiettivo che mi sono dato è quello di trasferire la possibilità di far rivivere lo stesso momento personale.
10. La ripetizione del gesto, in analogia con il battito delle palpebre, introduce una dimensione ritmica: possiamo interpretarla come una forma di musicalità temporale incarnata nella pittura?
La riflessione sulla musicalità insita nella ripetizione del gesto è stimolata per la prima volta da questa domanda. Ho una passione per la musica elettronica che molto spesso ascolto mentre dipingo, la trovo stimolante anche se definita molto spesso in uno schema rigido ed in un ritmo che si ripete. Con molta probabilità ed inconsciamente ho riportato musicalità all’interno delle opere.
5. I tuoi lavori in qualche modo mantengono tracce riconoscibili del reale pur negandone la presenza: che ruolo ha, per te, il riconoscimento nell’esperienza dello spettatore?
L’intento è quello di immergere lo spettatore in sensazioni tipo calore freddo spensieratezza malinconia tristezza freschezza angoscia paura leggerezza, il riconoscimento ha funzione solo di veicolo verso l’elaborazione di una sensazione.
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